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Jacopo
Tomadini, di povera famiglia, promosso al sacerdozio, divenuto
canonico del Duomo della sua città natale (Cividale del Friuli,
24.08.1820), visse costantemente vita modesta ed umile, per quanto
fosse stato dotato da Dio di eccellenti qualità morali, e di grande
talento, specie nella musica. Si pensi, quale fortuna sarebbe stata
per Milano se egli si fosse deciso di accettare il posto di maestro
di cappella nel Duomo, al quale era stato invitato, dopo la morte
del m. Quarenghi. Fu organista del Duomo di Cividale, custode di
quel Museo ed Archivio comunale, ivi direttore dell' Istituto
delle Orsoline maestro assai pregiato al Seminario di Udine.
Ma la sua attività migliore non fu questa. bensi la partecipazione
in prima fila alla lotta per l'incremento di quella che fin d'allora
si chiamò, con una parola sintetica, la musica sacra.
Intervenne ai Congressi Cattolici di Venezia nel 1874, di Firenze
nel '75, di Bologna nel '76, a perorare la causa della musica di
chiesa.
D'accosto a don Amelli e con la cooperazione di egregi signori e di
distintissimi maestri di musica, nel maggio 1875, fondò il periodico
Musica Sacra.
Egli studia la costituzione di una associazione italiana di S.
Cecilia, e lo stabilimento in Roma di una Cappella Gregoriana, per
allevarvi cantori distinti, unicamente dati al servizio divino e per
la esecuzione della musica sacra. E' nominato a presiedere una
Commissione permanente per l'esame dei progetti di nuovi organi. Lo
troviamo a parte del Comitato promotore italiano del Congresso
europeo di canto liturgico tenuto in Arezzo, nel 1882 in onore di
Guido Monaco. Uomo di lettere, e non solamente musicista. Molto
numerose sono le sue composizioni musicali, a cominciare dal
Cantico di S. Francesco d'Assisi, pubblicato nel 1855 nella Gazzetta
Musicale di Milano, dalle Messe premiate a Nancy e a Parigi, alla
Messa Ducale, prima e seconda, alla serie dei 20 Mottettini
Eucaristici, che abbiamo mentovati esordendo, alle Antifone della
B.V.M., alle 26 Canzoncine popolari in onore di Maria Ss., al
Vespro, ai Concentus Sacri. Sono più di 300 produzioni musicali,
senza tenere conto di quelle che rimangono tuttavia nelle mani dei
privati, e che non sono conosciute in pubblico. Ho avuto occasione
di vederne, io stesso, talune, raccolte in bella partitura
originale, nelle mani di un amico. Un compositore di primo ordine,
non solamente, per l'abbondanza delle cose prodotte, ma più per
l'arte assai fine e singolare della loro elaborazione. Ne riferiva
don Amelli, in seguito ad una visita fattagli nel 1882 : «…egli
scrive la sua musica, come noi scriviamo le lettere di confidenza
agli amici e famigliari. La sua mente chiara ed elevata è, per così
dire, satura oramai di cognizioni liturgiche ed artistiche: il suo
cuore educato da tanti anni alle soavi emozioni della pietà e allo
slancio dell'entusiasmo religioso, gli somministrano una feconda
vena di nobili pensieri e d’affetti, che egli sa dipingere
maestrevolmente con la sua abilissima penna musicale.
Vero sacerdote di Cristo per virtù soda e ampia dottrina, ad
imitazione del Beato Angelico, di S. Tommaso d'Aquino, traeva
l'ispirazione alla musica, fissando la mente in Dio, e non scrivendo
una nota, non dopo essersi inginocchiato a chiedere lume
all'Altissimo e alla Vergine Immacolata. Anima semplice e pia,
raggiunse il compenso della sua virtù e del suo lavoro indefesso il
21 gennaio 1883, mentre stava musicando il salmo In exitu Israel.
Tale è l'uomo, il sacerote, e il musicista che era opportuno, giusto
e doveroso ricordarlo. L'illustre maestro Oreste Ravanello,
direttore della Cappella musicale del Santo di Padova, lo ha
felicemente denominato il Palestrina del secolo XIX. |