Coro Polifonica Friulana Jacopo Tomadini
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Antonio Caldara- Rarità Sacre

MISSA SANCTI FRANCISCI - STABAT MATER - MAGNIFICAT

 

di Marco Rossi (1960-2018) e Massimo Gattullo

POLIFONICA FRIULANA JACOPO TOMADINI A. P. S. - Piazzale Santuario, 3 - 33078 San Vito al Tagliamento (Pn) - Friuli Venezia Giulia - Italia

Codice Fiscale: 80011110931 - Partita I.V.A.: 01281790939

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Caldara-invito

Il progetto è stato proposto per una serie di concerti nel 2018 in occasione del 50° anniversario di fondazione della Polifonica Friulana Jacopo Tomadini

 

CORO DELLA POLIFONICA FRIULANA JACOPO TOMADINI - ORCHESTRA DELL'ACCADEMIA D'ARCHI "G.G. ARRIGONI"

MICHELE BRAVIN - basso continuo

LAURA FABRIS - soprano | GIULIA MATTIELLO - contralto | GIANPAOLO FAGOTTO - tenore | PIERLUIGI MANZONI - basso

 

MASSIMO GATTULLO - maestro di concerto

 

 

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vedi locandina

Stabat Mater

[…] Ogni operazione di recupero musicale di opere di Antonio Caldara è sicuramente una scoperta […] Si tratta di composizioni praticamente sconosciute o di rarissimo ascolto e la loro riproposta nell'ambito di un progetto corale intende proseguire nella ricerca su un compositore ancora poco noto ai giorni nostri. Saggi e studi sempre più approfonditi non hanno ancora sviscerato il catalogo compositivo che resta una grande assenza nel mondo dei repertori musicali praticati.​

Sulla vita e sulle opere di Antonio Caldara

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Nel 1941 in una raccolta di saggi a cura dell’Accademia Musicale Chigiana dal titolo «La Scuola Veneziana - secoli XVI-XVIII»  a proposito di questo compositore così si scriveva:«Quest'anno il festival Senese è dedicato ai musicisti veneziani, e venendo fra l'altra eseguita della musica di Antonio Caldara, si ha l'occasione di dare alcune notizie su questo veneziano alla Corte di Vienna, e di chiarire alcuni punti riguardanti la sua vita e le sue opere...».

Sono passati molti decenni ma non abbiamo ancora una immagine completa della vita e dell'opera di questo compositore.

Saltuariamente appaiono registrazioni in CD, piccoli saggi, sparute pubblicazioni, ma sempre episodiche.

Doveroso allora iniziare il nostro piccolo contributo riassumendo le principali note biografiche.

Antonio Caldara nasce a Venezia, probabilmente nel 1670 o, forse nel 1671. Muore a Vienna nel 1736. In mancanza di documenti relativi alla nascita è proprio la data della sua scomparsa a 66 anni che ci fa risalire al 1671. Figlio di una violinista di origini romane, fu allievo di Giovanni Legrenzi e di Domenico Gabbrielli, virtuoso del violoncello.

Appare nel 1688, nel 1692 e 1693 come violinista e violoncellista della Cappella musicale di San Marco. Membro permanente dal 1695. Nella stessa struttura è anche un Musico contralto nel gruppo dei cantori. La sua appartenenza, dal decennio precedente, alla confraternita dei «Signori musici di S. Cecilia» ci fa supporre che volesse seguire una carriera professionale in questo ambito.

Il suo corpus compositivo dal 1687 annovera già produzioni teatrali, Sonate da chiesa (op. 1) e da camera (op. 2), secondo lo stile dell'epoca. Poi una raccolta di 12 Cantate a voce sola (op. 3). Poi musica sacra e oratori.

Nel 1699 è nominato Maestro di cappella da chiesa e del teatro da Ferdinando Carlo, l'ultimo Gonzaga Duca di Mantova. il documento della sua nomina esalta la sua «molta virtù… nella professione del contrapunto, cantar di musica e tasteggiare, oltre il Cembalo, diverse sorti d'Instrumenti» (Arch. di Stato di Mantova, Reg. Mandati, LXI). Dopo un periodo segnato dalla guerra di Successione spagnola, il musicista si sposta tra Casale, Genova e Venezia prima di tornare a Mantova. Dopo spostamenti a Venezia e forse a Milano, dal 1708 si trasferisce a Roma, nel vivace mondo musicale di Corelli, Pasquini e di Domenico e Alessandro Scarlatti.

Dopo una rapida tappa a Barcellona e una presenza a Vienna quando M.A. Ziani venne nominato Maestro di cappella, Caldara torna a Roma.

L'ambizione del musicista per un posto presso la corte imperiale viene soddisfatta nel 1717 quando è nominato viceKapellmesiter dall'imperatore. Rimase in servizio a Vienna fino al 1736, anno della morte. Fu sepolto nella cattedrale di S. Stefano.

 

Il C. è entrato nella storia della musica come favorito e vicemaestro di cappella dell'imperatore Carlo VI, come grande contrappuntista e uno degli artefici del tardo barocco viennese. In Inghilterra ancora nella seconda metà del sec. XVIII lo si annoverava, con Corelli, A. Scarlatti e Haendel, tra i pochi le cui opere avevano resistito all'esame infallibile del tempo. I francesi ne fecero il leggendario maestro del loro celebre Bernier: "Caldara, il più celebre maestro d'Italia dell'epoca" (La Borde). La grande considerazione in cui era tenuta la sua musica sacra ci viene attestata dalle trascrizioni di messe per mano di Zelenka, Heinichen, Agricola ed altri. J. S. Bach, che attraverso la corte di Dresda poteva accedere alla musica sacra viennese, ne riadattò un Magnificat. Telemann, L. Mozart, Beethoven, Brahms e altri minori lo hanno studiato e copiato, e teorici come Mattheson, Scheibe, Riepel, Avison, Paolucci e Albrechtsberger citarono le sue opere ad esempio. Storici e collezionisti come Burney, Kandler, Kiesewetter, Mandyczewski, tra gli altri, lo esaltarono: "Uno dei più grandi professori per la chiesa ed il palcoscenico che vanti l'Italia" (Burney); "uno dei più grandi compositori che siano mai vissuti!" (Kandler); lo Schneider lo definì "l'Haendel italiano", e lo Schering scrisse che una più ampia analisi dei suoi oratori avrebbe costituito "uno dei compiti più meritori del futuro".

(da UU. Kirkendale-W. Kirkendale - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 16, 1973)

 

Il suo catalogo è particolarmente ampio: opere, intermezzi, feste, serenate, musica sacra, oratori, cantate. Musica strumentale, sonate e sinfonie...

Gli studi dedicati al nostro compositore veneziano non sono particolarmente recenti. Gli ultimi approfondimenti risalivano agli anni '70 del secolo scorso, così come non abbiamo un catalogo completo delle sue composizioni.

Poi il grande lavoro di Ursula Kirkendale e‎ W. Kirkendale, Antonio Caldara. Life and venetian-roman Oratorios  del dicembre 2007 ha tracciato un profilo recente con studi scientifici di grande pregio per una lettura aggiornata del nostro compositore.

 

Ogni operazione di recupero musicale di opere di Antonio Caldara è sicuramente una scoperta. Si pensi solamente alla ricchezza del materiale conservato presso Münster, Bischöfliches Priesterseminar (fondo Santini, con alcune prime copie già proprietà Ruspoli, Roma).

Ogni cartella conservata in questo archivio è di per sé una scoperta: spesso la catalogazione non è completa e aprendo una cartella si trovano altre composizioni rispetto a quanto indicato nei frontespizi. Cosa che accade anche per analoghe opere di Alessandro Scarlatti e altri musicisti del XVIII secolo.​

Il progetto

Il progetto musicale propone alcune composizioni di Antonio Caldara ed esattamente:

 

     - Missa Sancti Francisci

     - Stabat Mater

     - Magnificat

 

Le opere sono per coro (in parte con intervento di solisti) e orchestra con un organico di ottoni, fiati, archi e continuo).

Si tratta di composizioni praticamente sconosciute o di rarissimo ascolto e la loro riproposta nell'ambito di un progetto corale intende proseguire nella ricerca su un compositore ancora poco noto ai giorni nostri.

Saggi e studi sempre più approfonditi non hanno ancora sviscerato il catalogo compositivo che resta una grande assenza nel mondo dei repertori musicali praticati.

 

 

 

 

MISSA SANCTI FRANCISCI

La Missa Sancti Francisci à 4 voci concertanti, e violini, e tromboni concertanti e repieni del signor Antonio Caldara Vice Maestro di Cappella di Sac: è  conservata presso la Österreischischen Nationalbibliothek di Vienna.

Appartiene al repertorio delle composizioni per il Cerimoniale del Wiener Hofmusik, con un ricco organico strumentale affiancato alle voci dei solisti e del coro.

La messa è stata edita secondo la versione viennese nel 2016 e parallelamente si ha notizia di una sola esecuzione presso la Augustiner Kirche di Vienna.

Nonostante una citazione dell'epoca la consideri come «messa mediocre», la composizione si apre con una freschezza di scrittura che la riconduce ad uno stile giovanile di ambito veneziano.

Notiamo spunti melodici proposti in chiave contrappuntistica e fugati, una discreta scorrevolezza. Le sezioni delle parti fisse della messa sono talora alternate tra l'organico completo e parti con organici inusuali. E' il caso dell'incipit del  Suscipe (Gloria), un duetto tra soprano e contralto con il solo accompagnamento dei due violini.

Il Credo ci mostra una interessante sequenza tra Et incarnatus (un movimento ternario retoricamente puntato e incisivo), Crucifixus (un Largo corale fugato ma di grande cantabilità) e Et resurrexit (uno scorrevole Allegro brillante con ricchezza strumentale).

La chiusura con una rapida fuga sul versetto Et vitam secondo la più consueta prassi stilistica.

La concisione della messa nel suo insieme ci riporta alle caratteristiche dell'epoca, ove la corte viennese si dotava di repertori di pregio, con autori importanti, ma sempre con una attenzione alla durata della celebrazione.

 

 

 

 

STABAT MATER

La sequenza, tradizionalmente attribuita a Jacopone da Todi, è associata al rito della Via Crucis durante la processione del Venerdì Santo. Ha altri usi liturgici connessi alla festa dell'Addolorata o alla settimana di Passione prima della Domenica delle Palme.

Il testo ha sempre avuto un occhio di riguardo da parte dei musicisti, che ne hanno fatto versioni di grande pregio.

Antonio Caldara si inserisce in questo ambito con la sua opera (che indicativamente risale al 1725) per soli, coro archi e continuo, ma con l'aggiunta dei tromboni per ottenere un maggiore effetto coloristico in contrasto con la leggerezza di cornetto e fagotto (strumenti di ripieno, secondo lo stile dell'epoca).

Il nostro musicista propone una composizione importante, a grandi linee può essere suddivisa in due parti, corrispondenti ai primi 10 versetti ed ai successivi.

Lo stile compositivo segue il frequente raddoppio delle parti vocali con quelle strumentali, già dalla declamazione del versetto iniziale Stabat Mater dolorosa. L'ambito tonale è minore (sol), ma l'inizio con lo sviluppo dell'accordo discendente ci introduce in un clima di instabilità, di dolore, di ricerca della risoluzione.

La composizione procede con la tipica alternanza di sezioni (coro, soli, ritmiche binarie e ternarie...), poche battute su Sancta Mater ci presentano un vero Tutti rispetto ai consueti raddoppi strumentali.

Particolare il versetto Tui nati vulnerati ove l'accompagnamento del tenore è lasciato ai tromboni ed al continuo. Fac ut portem propone l'alto solista con soli archi. Flammis ne urar è lasciato alle sole voci con una essenziale linea del continuo prima di ritornare al coro con strumenti (in raddoppio) a chiusura del brano con la proposta del soprano Quando corpus morietur che ci porta con ricchezza timbrica e sonora all'Amen conclusivo.

 

 

 

 

MAGNIFICAT

Il Magnificat, il brano che conclude la preghiera del Vespro, è il cantico della Beata Vergine. Conosciuto anche come «Canto di Maria» è frequentemente cantato, o recitato, nelle celebrazioni liturgiche cristiane. L’uso del cantico ha origine dalla sua collocazione nel Vangelo di Luca (1, 46-55). Il testo appare inoltre nel «Libro delle odi», una collezione liturgica dei odi diverse tratte dall’Antico Testamento.

Il Magnificat, riconosciuto vertice della celebrazione vespertina, rappresenta per la musica sacra un irrinunciabile e privilegiato luogo di fede ed espressività lirica e musicale. «La Vergine esprime poche e dense parole nei Vangeli, rispetto all’effusione quasi estatica di questo suo ringraziamento a Dio.

L'opera di Caldara è facilmente affiancabile a J.S. Bach che proprio su questo testo compose un imprecisato, numero di Magnificat. Talora il Kantor di Lipsia si servì anche di opere di altri autori.

Nel caso specifico sappiamo che Bach avviò la trascrizione dell'opera di Caldara il 31 maggio 1740, completò il manoscritto con alcune varianti, ad esempio rielaborando il Suscepit Israel con l'aggiunta di due parti strumentali superiori. (D-B Mus. ms. 2755, Fascicolo 1)

Antonio Caldara propone una brillante composizione, già dal solenne incipit con un Grave particolarmente ricco per timbrica e solennità.

Segue il classico sviluppo dei versetti con contrappunti tra le voci corali e gli archi. Gli ottoni ricompaiono al versetto Fecit potentiam e nel conclusivo Sicut erat, una trentina di battute in ritmo ternario, incalzanti, con la classica solennità che conclude il Cantico della Beata Vergine!

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